Imperiale Contrada
della GIRAFFA

Piu' alta la testa, piu' grande la gloria

" Là, là, là, . Che è, che è ? Ecco la schiera della Giraffa: ecco noi. Oh! oh! oh! qui sarà altro che parole! " La descrizione del Gioco delle pugna, contenuta nelle novelle di Gentile Sermini, da cui è tratto il brano in testata, è il primo documento ad oggi conosciuto in cui appaiono nominate le Contrade con il loro nome attuale e fra queste è la Giraffa, unitamente alla Chiocciola. Si ritiene che il gioco in parola si sia svolto intorno all’anno1424.

Araldica

Riguardo all’origine del nome, per la Giraffa non è possibile fare ipotesi attendibili, sia in riferimento al territorio che all’araldica di nobili che vi risiedevano, né ci sentiamo di avvalorare quelle fantasiose avanzate da alcuni autori. Certamente, contrariamente a quanto fino ad ora ritenuto, già nel ’400 la conoscenza di animali esotici era abbastanza diffusa, almeno fra i più eruditi, da poter ispirare gli esecutori delle macchine delle Contrade o per sceglierli a simboli della loro appartenenza. Di certo c’è che la Giraffa è già identificata con questo nome fin dai primi decenni del ‘400 e non dovrebbe aver preso il nome dalla macchina con cui era solita presentarsi in pubblico, in quanto era così denominata già prima di aver notizia dell’utilizzo di tale macchina.

foto araldica foto araldica Non si ha notizia dei colori dell'insegna per quanto riguarda il ‘400, pur esistendo numerose presenze attive della Contrada. Solo nel ‘500 si trovano indicazioni più dettagliate: dal poema in versi, che descrive la caccia ai tori del 1506 apprendiamo che la Giraffa indossava una divisa “ bigia e bianca “ e si può presumere che anche la bandiera fosse degli stessi colori. Infatti l’autore, pur descrivendo l’alfiere che con essa “ salta, balla e corre” non fa riferimento ai suoi colori, contrariamente a quanto fa per la bandiera delle altre contrade, i cui colori vengono puntualmente riportati.

La prima testimonianza certa sui colori dell’emblema della Giraffa ci è data da Cecchino Cartaio nella descrizione della caccia del 1546, che in quella occasione era rossa e azzurra. Non si conosce fino a quando questi colori furono utilizzati, ma nella descrizione della festa dell’Assunta del 1581 la Giraffa sfilò con figuranti vestiti da turchi “ d’ermisin bianco e rosso”.

La successiva testimonianza si riferisce al 1641 quando la Giraffa partecipò al Palio fatto correre il 14 luglio, in occasione del compleanno del Granduca Ferdinando II: nelle memorie dell’avvenimento sono indicati i colori della contrada “ rosso e bianco in croce fiammeggiante”. Questa è la prima documentazione del motivo araldico delle fiamme, riproposto anche nel manoscritto del Torrenti e ormai utilizzato con continuità dalla Contrada. Da questa data i colori, come lo stemma sono ormai consolidati e la Contrada continua a presentare macchine a forma di giraffa, come nel 1786, quando appare per la prima volta la giraffa tenuta dal moro. E’ di questa epoca anche l’immagine dipinta ad oro su vetro conservata nel museo.

All’inizio dell ’800 la giraffa sola si alterna a quella tenuta dal moro, talvolta sormontata da una corona a cinque punte, che viene saltuariamente inserita negli stemmi delle bandiere fino alla prima metà del ‘900, scomparendo definitivamente in seguito. Così è rappresentata anche nel manoscritto di Flaminio Rossi nel 1836. Molto simile e di poco anteriore al disegno di Flaminio Rossi è l’immagine a stampa riportata in vari documenti esistenti nell’archivio, che molto probabilmente è da collegare a quella che Daniello Berlinghieri inviò all’amico Antonio Rinieri de’ Rocchi, rettore dell’ospedale e giraffino, il 22.7.1827, in seguito all’arrivo a Parigi dall’Egitto di una giraffa, dono di Muhammed Alì al Re di Francia.
Con il decreto reale del 1888 nello stemma viene inserito il cartiglio azzurro con la dicitura “ UMBERTUS I DEDIT “ e con il decreto del 1940 viene aggiunta l’insegna imperiale.



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