Imperiale Contrada
della GIRAFFA

Piu' alta la testa, piu' grande la gloria

" La', la', la', . Che e', che e' ? Ecco la schiera della Giraffa: ecco noi. Oh! oh! oh! qui sara' altro che parole! " La descrizione del Gioco delle pugna, contenuta nelle novelle di Gentile Sermini, da cui e' tratto il brano in testata, e' il primo documento ad oggi conosciuto in cui appaiono nominate le Contrade con il loro nome attuale e fra queste e' la Giraffa, unitamente alla Chiocciola. Si ritiene che il gioco in parola si sia svolto intorno all'anno1424.

Se interessati a visitare il Museo della Contrada è possible inviare una mail a imperiale@contradadellagiraffa.it oppure contattare il Custode sig. Duccio Nassi al numero 338-7902199

EcoMuseo

Contributo della Contrada al progetto EcoMuseo


"Con compiacimento e soddisfazione ringrazio, a nome di tutta la Contrada e mio personale, tutti i nominativi in elenco, che hanno fattivamente collaborato alla realizzazione dell'Ecomuseo di Siena. L'invito a partecipare attivamente alla messa in opera del progetto è pervenuto dalla Fondazione Musei Senesi, su particolare incitamento di Sua Eccellenza il Prefetto di Siena, Dr. Renato Saccone. La Giraffa ha fatto la sua parte come sempre, così come tutte le altre Consorelle, fornendo contenuti storici, della specifica tradizione giraffina, foto e notizie di utilità. La pubblicazione in anteprima delle schede sul sito di Contrada ci sembrava un atto doveroso verso tutti i Giraffini che, della nostra storia passata e presente, ne sono gl'indiscussi protagonisti. La presentazione del progetto FMS/Ecomuseo di Siena verrà effettuata con una cerimonia ufficiale il 29/5 alle h. 18:00 presso il Palazzo del Governo. La peculiarità del progetto ha richiesto una necessaria pianificazione del rapporto tra le 17 Consorelle, per il tramite del Magistrato delle Contrade, e la FMS che si sono avvalse della competente assistenza fornita dal CTPS. Grazie a tutti per il contributo e la partecipazione competente e appassionata.
Il Priore / Laura Dinelli"


Le schede sono state redatte da :
* Francesca Moffa
* Giulia Moffa
* Duccio Nassi
* Elvio Nenci
* Fabio Reale
* Olimpia Reale
* Franco Semboloni
* Massimiliano Senesi
* Angela Vanni
* Don Enrico Grassini

Ecomuseo: museo nel territorio, come la nostra Contrada, le nostre vie e le nostre piazze, luoghi dove si può contemplare cio' che fisicamente si trova e si vede ancora li', nella sua bellezza e nel suo significato simbolico. Ma non solo, anche quelle cose che non tutti sappiamo risiedere in un angolo o un particolare scorcio di strada, possono essere rievocate: la storia, i ricordi del vissuto, le tradizioni di una volta e i riti che ancora oggi fanno parte del nostro particolare quotidiano....
Una raccolta di piccoli input per non smettere mai di stupirci delle infinite risorse del luogo che amiamo di piu' al mondo, per continuare a curiosare, a ricercare e a lasciare memoria sui racconti e i saperi del nostro Rione.

I TRE CAPPOTTI DELLA GIRAFFA L'evento del cappotto, vittoria nel palio di luglio e in quello di agosto dello stesso anno, e' abbastanza eccezionale: in oltre tre secoli si e' verificato soltanto sedici volte. Sei volte nel Settecento nell'arco di venti anni: Civetta 1776 e 1778, Onda 1779, Valdimontone 1781, Lupa 1785, Torre 1787. Otto volte nell'Ottocento: Giraffa 1807 e 1897, Nicchio 1834, Bruco 1842, Chiocciola 1850, Tartuca 1886 Drago 1890, Torre 1896. Nel Novecento solo due volte: Tartuca 1933 e Giraffa 1997. Il palio di luglio del 1807 fu corso il giorno 3 a causa delle forti piogge approfittando di uno sprazzo di sereno verificatosi nel pomeriggio. La Giraffa, con il cavallo sauro di Bernardino Ricci e il fantino Botto (con questo soprannome e' ricordato Agostino Rocchi di Belforte, anche se il Bandini nel suo Diario riporta Antonio Rocchi detto il Beccamorto), passo' prima al secondo giro e vi rimase approfittando dei contrasti che avvennero nelle retrovie fra varie contrade. Sempre il Bandini riferisce che il giorno successivo, secondo l'abitudine, avvenne il giro della vincitrice con il pranzo a mezzogiorno a spese del fantino e la domenica successiva fu effettuato il pranzo di tutte e dieci le contrade partecipanti a spese dei capitani "secondo il consueto". La carriera di agosto riusci' stupenda come riferito da tutti i cronisti: dopo tre tentativi di mossa a causa degli intrighi dei fantini, nei primi giri fu molto contrastata e la Giraffa, con il cavallo baio chiaro di Giuseppe Manetti e il fantino Mattia Marzi detto Mattio macellaro, prese la testa all'ultimo giro e ando' a vincere seguita dalla Lupa che arrivo' seconda di "quattro dita". Inizialmente i lupaioli pretendevano il palio, ma una volta convinti dell'evidenza, il palio fu consegnato al capitano della Giraffa senza contrasto, con la presenza del picchetto di soldati che lo accompagno' con la comparsa fino alla chiesa di Provenzano e a quella della Contrada. Il giorno successivo la Giraffa, secondo il costume, giro' per Siena per fare le mance per il fantino. Dopo novanta anni, nel 1897, la Giraffa riusci' a ripetere la doppia vittoria, che si realizzo' in modo abbastanza rocambolesco. Il palio fu corso il 4 luglio e la Giraffa, con il cavallo Febo (sauro con stella in fronte di Martini Daniele) e il fantino Domenico Fradiacono, detto Scansino, era fra le favorite. Il palio risulto' molto lottato con continui sorpassi fra l'Istrice, la Chiocciola e la Giraffa, che all'ultimo momento riusci' a superare le altre due vincendo tra le acclamazioni del pubblico. Il cronista de Il Libero Cittadino concluse cosi' la sua cronaca: ".. gli amatori delle nerbate sulle spalle altrui, rimasero discretamente soddisfatti, perché certi fantini se le scambiarono proprio con gusto". La vittoria fu ottenuta con un costo superiore di tre volte a quanto stabilito dal Seggio, fatto che porto' il Priore a pretendere le dimissioni del capitano e la decisione dell'Assemblea che in futuro la carica di capitano venisse affidata al Seggio, che di volta in volta avrebbe designato persona di sua fiducia. Per il palio di agosto la Giraffa fu estratta a sorte e le fu assegnato di nuovo il cavallo che aveva vinto a luglio e che, con il fantino Massimo Tamberi detto Massimino, vinse di nuovo. Questa volta, inspiegabilmente, fu spesa una cifra modesta. Nei giorni successivi, Il Libero Cittadino pubblico' la smentita della sedia e del capitano dell'Oca circa le voci che correvano riguardo al contributo economico che aveva dato alla Giraffa "in odio ad altre contrade". Da questi due fatti ognuno puo' trarre le conclusioni che vuole. Questo cappotto fu festeggiato domenica 26 settembre con la tradizionale cena nelle vie imbandierate e illuminate e, a testimonianza di quello del 1807, le vecchie bandiere furono appese assieme alle nuove. Alla fine del Novecento, essendosi verificato il solo cappotto della Tartuca nel 1933, si andava sostenendo che tale evento non era piu' possibile, ma la Giraffa, a cento anni precisi dal precedente, conquisto' l'ultimo cappotto. Con Penna Bianca (Lobis Andrea) di luglio e Quarnero di agosto, montati magistralmente dal Pesse, la Giraffa smenti' tutti. Non serve qui ricordare le gli avvenimenti relativi a queste due vittorie che tutti possono rivivere attraverso i media, in cui sono ampiamente documentati e ai quali rimandiamo, ma ci sembra valga la pena di rammentare come si vociferasse che quel cappotto giraffino fosse gia' scritto.

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L'ARCO DELLA MADONNA DEL FOSSO La Madonna del Fosso, affresco del sec. XVI collocato nel muro di una casa all'incrocio di via del Fosso con via dei Baroncelli detta anche costa di S. Anna, fu da sempre oggetto di culto del popolo della Giraffa e secondo Girolamo Gigli anche di tutta la cittadinanza. Questa immagine era gia' venerata quando la Giraffa partecipava alle cacce ai tori e si presume che fin dall'inizio del "palio alla tonda" la Contrada celebrasse qui la propria Festa titolare, anche se si riuniva in altre sedi. Le prime notizie certe si hanno dal momento in cui la Contrada si adunava nella Chiesa della Congregazione del Suffragio, dove tento' invano di trasferirvi la sacra immagine. Nel 1703, dopo questo tentativo non riuscito, gli abitatori della Contrada costruirono a proprie spese il "portico a guisa di piccolo oratorio per riparare dalle ingiurie del tempo l'antica immagine" per farne oggetto di culto piu' intenso, in particolare in occasione della Festa titolare, che continuava a svolgersi in questo luogo pur riunendo il capitolo altrove (Compagnia di S. Bernardino, chiesa parrocchiale di S. Pietro a Ovile). Nell'anno 1780 la Contrada acquisto' la chiesa di S. Anna ubicata nella via dei Baroncelli, poco sopra l'arco, e ottenne il permesso per trasportarvi l'affresco che subi' successivamente altri due spostamenti: nel 1813 nella chiesa di S. Pietro a Ovile e finalmente nel 1824 nell'attuale Oratorio del Suffragio, come gia' nel lontano 1693 era stato desiderato. L'arco, non essendo piu' adibito allo scopo primitivo, fu danneggiato dal terremoto del 1798, per cui la Contrada richiese di poterlo demolire per utilizzare il ricavato della vendita del materiale di recupero per restaurare la chiesa di S. Anna. Fortunatamente il permesso non fu accordato, in considerazione del fatto che l'opera era poco danneggiata e la sua buona qualita' estetica, unita al ricordo della primitiva collocazione dell'antica immagine, ne consigliava la sua conservazione. L'arco e' cosi' giunto fino ad oggi e il popolo della Giraffa, a futura memoria del luogo della sua primitiva sede, vi ha collocato nell'anno 2011 un bassorilievo in bronzo della Madonna del Fosso, opera dell'artista senese Chiara Tambani.

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REALE, IMPERIALE, REPUBBLICANA Dai processi verbali dei palii corsi dal 1692, conservati nell'Archivio Comunale, si apprende che inizialmente il premio per la contrada che risultava vincitrice consisteva in un oggetto di argento (un bacile o una guantiera) e che spesso veniva offerto alla chiesa in cui questa si adunava. Talvolta questo oggetto veniva consegnato unitamente ad una stoffa pregiata riccamente guarnita con pelli e ricami, e doveva essere riconsegnato dopo averlo mostrato durante i festeggiamenti iniziali, a fronte del pagamento della somma di talleri sessanta per il palio di luglio e quaranta per quello di agosto. Il "pallium" di stoffa pregiata, analogo a quello che veniva consegnato al vincitore del palio alla lunga, viene descritto cosi' nelle fonti archivistiche: nel 1666 palio di seta bianca con rose rosse, nel 1685 bellissimo palio di damasco rosso e fregio di lama bianca in mezzo, nel 1701 due teli di damasco rosso con striscia di damasco giallo in mezzo, nel 1703 damasco di piu' colori con fiori d'oro, nel 1704 damasco paonazzo tutto a fiori d'argento, nel 1714 braccia ventotto di broccato d'oro, 14 braccia per parte, con fregio in mezzo di lama bianca d'argento con nove armi dei Sigg. ricamate d'oro e seta secondo i colori di dette armi, e foderato tutto di taffetta' color oro e ornato di frangia di seta tessuta a oro. Successivamente al 1717 non si trovano piu' descrizioni dettagliate del palio, il che ci fa presumere che da allora si inizio' a consegnare il drappo di seta dipinta con gli stemmi dei Signori della Festa e l'immagine della Madonna di Provenzano (quello del 1719, vinto dall'Aquila e' ritenuto il primo palio originale conservato). E' solo sul finire dell'800 che si comincio' ad arricchire il drappellone di seta con dipinti allegorici di varia natura. Fra i palii vinti dalla Giraffa, conservati nel suo museo, tre sono particolarmente significativi per gli avvenimenti a cui sono dedicati. Il primo, del 16 luglio 1887, fu vinto alla presenza di Re Umberto I e della Regina Margherita di Savoia, in visita ufficiale a Siena. La decisione di rimandare la corsa avvenne dopo l'effettuazione della prova generale del 1° luglio, a seguito della notizia dell'indisponibilita' dei reali fino a quella data. Oltre all'immagine della Madonna di Provenzano vi e' dipinto lo stemma sabaudo unitamente a quelli della balzana e del popolo di Siena. Il secondo, del 2 luglio 1936, era dedicato alla conquista dell'Impero da parte dell'Italia, su cui oltre alla tradizionale immagine della Madonna, e' dipinta un'allegoria che richiama l'avvenimento con la carta geografica dell'Africa Orientale, opera del pittore senese Bruno Marzi. Con questo palio la Giraffa fu insignita con il titolo di "Imperiale" da Vittorio Emanuele III, il quale appose la propria firma sul drappellone. Quello del 16 agosto 1946, dedicato alla proclamazione della Repubblica Italiana, oltre all'immagine dell'Assunta, porta un'allegoria della Repubblica, sovrastata dal ritratto di Giuseppe Mazzini, opera del pittore senese Irio Sbardellati e vi e' apposta la firma autografa del Presidente della repubblica Luigi Einaudi. La coincidenza che siano stati vinti dalla stessa contrada ha consentito di poterli esporre insieme, a testimonianza di come le vicende del Palio travalichino il succedersi degli avvenimenti politici.

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IL CULTO ALLA MADONNA DI PROVENZANO E LA SUA COLLEGIATA La Madonna di Provenzano e il suo santuario racchiudono in sé quasi cinque secoli di storia e di passione tutta senese per la Citta', i suoi valori civici e la sua eredita' culturale, ma soprattutto per la sua Regina, la Vergine Maria. Fino alla meta' del ‘500 il rione di Provenzano, dove sorgevano una volta le case della consorteria del condottiero Provenzan Salvani, era noto per frequentazioni di taverne e postriboli. Sulla parete di una casa, non lontana da Via delle Vergini, era scolpito uno dei tanti tabernacoli mariani, probabilmente raffigurante la Madonna col Cristo morto sulle ginocchia. La scultura, in terracotta di fine ‘400, fu oggetto di un gesto sacrilego negli anni drammatici della presenza delle truppe imperiali alla vigilia della caduta della Repubblica di Siena (1555). Qualcuno sparo' un proiettile di arma da fuoco che frantumo' tutta l'immagine, lasciando integro solo il volto e la parte superiore del busto della Vergine. Questo e' quanto ancora oggi visibile analizzando l'immagine della Madonna di Provenzano. Il gesto sacrilego dette origine al culto riparatorio nei confronti dell'immagine e di li' a breve alla devozione "nazionale" senese nei confronti della Madonna di Provenzano. Ovviamente sull'origine di un culto cosi' vasto e vissuto si sono intrecciate leggende e racconti popolari sui dati storici. Si narra che a sparare il colpo fosse stato un soldato spagnolo ubriaco, il quale secondo diverse versioni mori' nell'esplosione del fucile, secondo altre, piu' "miti", si converti'. Fra i miti fondatori del culto alla Madonna di Provenzano non poteva mancare uno dei protagonisti della Siena del ‘500, il celebre Brandano, il "pazzo di Cristo" originario di Petroio, che andava predicando la conversione dai mali costumi della sua epoca. Sembra che Brandano, in un suo sermone prima di morire (1554), avesse cosi' sentenziato: «Siena! … io vedo i tuoi mali e non posso rimediarvi, perché Iddio e' troppo adirato con te, Siena! … metti la Signoria nel crivello, sinno' andrai in bordello! Siena! … Manda le tue figliuole scalze a far penitenza in Provenzano, perché t'e' vicina a venire addosso una gran piena che t'affoghera'… Senesi! Il vostro benessere e' riposto in Provenzano e l'alta Regina che ha guardata Siena, la guardera' in eterno». Fra verita' e leggenda, l'attaccamento del popolo e soprattutto della povera gente alla "Madonnina ferita" aveva ormai raggiunto dimensioni talmente grandi che nel 1594 la Bali'a dispose di iniziare la costruzione di un grande santuario per contenere l'immagine, riconosciuta ufficialmente come "miracolosa" anche dalla Santa Sede. Il progetto fu affidato al certosino senese Damiano Schifardini, ma realizzato dal concittadino Flaminio del Turco. Il 16 ottobre del 1611 i lavori non erano ancora terminati, ma si procedette alla solenne dedicazione dell'edificio sacro. La domenica successiva, il 23 ottobre, la Madonna di Provenzano fu traslata all'interno del nuovo Santuario, con una grande processione che attraverso' tutta la Citta', immortalata in diversi dipinti da Antonio di Taddeo Gregori. Per gestire l'enorme afflusso di pellegrini, nel 1614 il Granduca fonda l'Opera di S. Maria in Provenzano, presieduta da un Rettore laico, nominato dalle istituzioni cittadine. Papa Urbano VIII nel 1634 erige il Santuario in Insigne Collegiata e istituisce un Capitolo di Canonici, presieduti da un Proposto, che avevano il compito di celebrare le messe, confessare e assistere i pellegrini in tutte le loro necessita'. L'immagine della Madonna di Provenzano, venerata sotto il titolo di Advocata nostra, varco' ben presto i confini del territorio senese, diffondendosi in tante rappresentazioni in tutto il centro Italia. Particolarmente ad Arezzo, la venerazione all'immagine della Madonna di Provenzano ebbe uno sviluppo interessante, dando vita al culto della "Madonna del Conforto", a partire dal 1796 in seguito ad un evento prodigioso che protesse la citta' dal flagello del terremoto. A Siena, oggi, la Madonna di Provenzano significa soprattutto la grande festa del 2 luglio, nell'antico calendario liturgico festa della Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, mistero a cui e' intitolata la Collegiata di Provenzano, che i senesi affettuosamente ed erroneamente chiamano "basilica". Dal 1656, in onore della Madonna di Provenzano, si corre in questo giorno la carriera del Palio, orgoglio e vita dell'antica Siena, Citta' della Vergine.

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LA FOTOSTORIA DELLE FESTE DELLA VITTORIA DELLA GIRAFFA 1913 - In occasione della vittoria del palio straordinario del 25 settembre 1913, rimane testimonianza degli addobbi alle strade di via delle Vergini e via Lucherini. Nella prima si vedono ghirlande, bandiere, antichi braccialetti e, quasi in fondo alla via, il drappellone incorniciato dalle bandiere delle contrade alleate e da una riproduzione di una giraffa a grandezza naturale, per la cui realizzazione fu chiamato un pittore professionista. Interessante notare in entrambe le foto il tipo di ornamenti appesi alle vie: elaborati festoni adornati di tanti piccoli vasetti in vetro probabilmente contenenti cera o olio, per illuminare il rione nella sera dei festeggiamenti. 1923 - L'immagine, con tanto di dedica del fotografo alla sua "diletta Contrada" mostra via delle Vergini addobbata con drappi, festoni e bandiere. Si notano i cambiamenti delle nuove tecnologie dell'elettricita': adesso sono le lampadine ad incandescenza ad illuminare la festa, alimentate da fili elettrici che sembra siano stati allestiti proprio per questa occasione, quando ancora nelle case si usavano lampade a gas. 1929 - Una austera e "imperiale" decorazione avvolge la strada di via della Vergini, con festoni che, nel clima fascista di ritorno ai valori classici, richiamano le ghirlande dell'arte dell'antica Roma. In una foto si vedono seduti in seconda fila il priore Antonio Terzi, il capitano Giuseppe Mazzoni e il cancelliere/camerlengo Maestrini. In un'altra i fiaschi di vino imbandiscono l'unica fila di tavoli che percorre tutta la via per la cena della Vittoria. 1936 - Un tavolo a ferro di cavallo raccoglie intorno a sé i contradaioli, alcuni sporgenti dal muricciolo di Piazzetta. Sullo sfondo, quasi al termine di via delle Vergini, si vede il drappellone incorniciato da un'architettura dagli stilemi arabeggianti, come richiamo simbolico alle conquiste in terra etiope che portarono alla proclamazione dell'Impero, cui era dedicata la corsa del 2 luglio vinta dalla Giraffa. 1946 - Per festeggiare il "Palio della Repubblica", via delle Vergini torna ad essere illuminata, e per la prima volta abbiamo le testimonianze fotografiche di come si potevano ammirare queste istallazioni luminose di notte. Drappi, piante e grandi pannelli decorativi abbelliscono la via, ma stavolta si vede anche la Piazzetta della Giraffa vivacemente illuminata per i festeggiamenti serali. 1954 - Via delle Vergini anche in quest'occasione viene abbellita con una istallazione fatta da sagome illuminate a forma di giraffa, sebbene la vera e propria cena della Vittoria venne fatta per la prima volta in Piazza Provenzano. Allestita dal giovanissimo architetto giraffino Mazzeschi, la scenografica piazza fu sfruttata in tutta la sua interezza, compresa la modernissima fontana al murello di destra, con le sue decorazioni luccicanti da "grease" anni '50. 1968 - Di grande effetto fu la festa fatta a maggio per la vittoria del Palio straordinario del 24 settembre 1967, che vide l'intensa collaborazione di molti giraffini improvvisatisi artisti. La sfarzosa quanto ingegnosa piramide di triangoli bianco e rossi si innalzava al centro della piazza, mentre sulla destra veniva riservato il posto d'onore al cavallo Topolone e i due drappelloni (non ricordiamo qui la storia del palio "rapito"). Interessante notare come la Cena della Vittoria fosse un grande evento per tutta la cittadinanza, che cercava di accaparrarsi un posto in prima fila per poter ammirare i festeggiamenti (e i rifocillamenti!) delle contrade altrui. 1970 - Avendo la contrada vinto per la seconda volta di seguito con il cavallo Topolone, la scenografia per questa festa vide allestito lungo il murello di Provenzano delle sagome di giraffe sullo sfondo di cavalli in corsa, a simboleggiare l'affermato binomio Giraffa-Topolone. 1971 - Ormai e' consolidata la collocazione della Cena della Vittoria in piazza Provenzano, una perfetta scenografia cosi' com'e'. 1983 - Il tema per questa Cena della Vittoria sono i palmizi in cui la contrada della Giraffa si adagia a seguito della vittoria ad agosto con Panezio. I tavoli sono adornati da alte palme stilizzate, mentre ai lati della piazza si trova lo spazio non solo per l'amato cavallo (a sinistra) ma anche per una vera e propria giraffa (a destra). 1986 - La scenografia in quest'occasione fu ideata dall'architetto giraffino Salvatore Bocci che pero' non poté ultimare il suo progetto per improvvisi motivi di salute. Fu cosi' che all'ultimo momento si trovo' un modo per adornare piazza e vie, con lunghi striscioni bianchi e rossi a perdita d'occhio. 1990 - La suggestiva istallazione per questa Vittoria si deve a Gianluca Tanganelli, con un enorme ventaglio che si apriva e si chiudeva lungo il murello di Piazza. 1997 - Le Cene furono due: a ottobre la Cena delle Vittorie in piazza Provenzano e la Cena dei Cappotti nel maggio 1998 in piazza San Francesco. Entrambe le piazze sono ormai gremite, spettacoli di fontane e di danze animano le feste. 2004 - "Il volo degli angeli" s'intitola il numero unico, e cosi' anche nello spazio aereo di piazza Provenzano i cavalli spiccano il volo. 2011 - Le nuove tecnologie fanno della facciata di Provenzano lo scenario ideale per incredibili trasformazioni che celebrano la Contrada e la sua Vittoria.

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PROVENZANO SALVANI Personaggio di assoluta rilevanza nella mitologia dei senesi e' Provenzan Salvani, l'eroe della battaglia di Montaperti, militare, uomo politico, uomo dotto nelle leggi, reso immortale dal suo valore diplomatico e bellico prima, e dalla citazione nella Divina Commedia poi. Nato a Siena nel 1220 circa, nipote di Sapi'a, sbaraglio' le truppe fiorentine e successivamente, al convegno di Empoli, fu tra coloro che propugnarono la distruzione di Firenze, cui solo Farinata degli Uberti oso' opporsi con forza. Nel 1262 Provenzano divenne podesta' di Montepulciano ed in seguito assunse - sembra a furor di popolo - il titolo di "dominus" di Siena, acquistando una fama ed un prestigio grandissimi. Provenzano incontro' la morte l'8 giugno 1269 combattendo strenuamente contro i fiorentini nella battaglia di Colle Val d'Elsa, in cui i ghibellini senesi vennero sconfitti dai guelfi fiorentini di Carlo d'Angio'. Pare che il nostro eroe non fu ucciso da un fiorentino, ma da un fuoriuscito senese, quel Cavolino o Regolino appartenente alla casata dei Tolomei e fedele al partito guelfo che, mozzata la testa dell'avversario, la mostro' ai senesi infilzata su una picca. In Via del Moro (nella parte di territorio civettino) una lapide ricorda un passo della Divina Commedia: "Quelli e', rispose, Provenzan Salvani; ed e' qui perché fu presuntuoso a recar Siena tutta alle sue mani". Ma Dante Alighieri, che colloca Provenzano nel Purgatorio e ne fa parlare dal minatore Oderisi da Gubbio, ricorda come il condottiero non esito' ad umiliarsi pubblicamente chiedendo l'elemosina in Piazza del Campo per trovare i diecimila fiorini d'oro necessari a riscattare la vita dell'amico. Questi, identificabile tra Bartolomeo Saracini, Mino Pagliaresi o Regolino dei Tolomei, era caduto prigioniero durante la sfortunata battaglia di Tagliacozzo contro i fiorentini, evento che segno' anche la fine delle speranze del partito ghibellino con la morte di Corradino di Svevia. "'quando vivea piu' glorioso', disse, liberamente nel Campo di Siena, ogni vergogna deposta, s'affisse; e li', per trar l'amico suo di pena, ch'e' sostenea ne la prigion di Carlo, si condusse a tremar per ogne vena". Dopo la morte di Provenzano Salvani i vincitori guelfi, con a capo i Tolomei, distrussero il palazzo Salvani (che si estendeva per gran parte del territorio attuale della Contrada della Giraffa), e fecero di tutto perché la memoria di dello stesso fosse cancellata. Sebbene nella letteratura successiva si siano susseguite svariate tesi e opinioni, rimase personaggio dalla figura mitica, e infine celebrato dalle pitture del purismo ottocentesco. Personalita' complessa, ghibellino, antipapale, eretico ma credente, tanto che cerco' di estendere la sua opera diplomatica verso il trono pontificio; fedele al partito che vedeva la nostra citta' alleata e non suddita all'imperatore, non volle o non riusci' ad infliggere il colpo finale al cuore della nemica citta' guelfa. La sua vita e la sua morte lo resero figura destinata a rimanere impressa nella coscienza e nella fantasia di quella gente che, fieramente, aveva capitanato e che ne conserva il ricordo attraverso i secoli sino a noi, a testimonianza degli eventi di un periodo, tra i piu' intensi della nostra storia.

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COSTUMI E MONTURE DELLA GIRAFFA Solo a partire dalla prima meta' dell'800 inizio' a delinearsi l'attuale assetto del Corteo Storico. Precedentemente, nel '700 e i primi dell'800, le Contrade facevano comparsa presentando un carro allegorico seguito da figuranti vestiti con varie fogge: alla greca, alla romana, o con ricchi vestiti dell'epoca. 1839 - Anno in cui si ebbe la prima sostanziale riorganizzazione del corteo che , fino ad allora lasciato allo spontaneismo e alla fantasia di ogni singola Contrada, stava calando di gusto, con presentazione di costumi scadenti, dalle fogge piu' varie e con un numero di figuranti variamente differenziato. Pertanto la Comunita' civica stabili' che "il nuovo vestiario delle rispettive Contrade fosse di panno finissimo, allusivo ai colori di ciascuna Contrada, e secondo la foggia di vestire degli antichi italiani". Fu poi decretato che questi si ispirassero agli abiti in uso nella seconda meta' del '600, epoca in cui si affermo' il Palio attuale, di foggia spagnolesca con larghi cappelli piumati e alti stivaloni, come si puo' osservare nella pubblicazione del 1845 "Storia e costumi delle Contrade di Siena" a cura del conte Hercolani. In considerazione dell'alto costo sostenuto per realizzarli, fu disposto di indossarli solo per il Palio di agosto; di luglio venivano indossate altre uniformi che in alcuni casi furono anche di foggia militare. 1876 - Da questo anno ebbe inizio il rinnovo di questi costumi, con criteri analoghi a quelli attuali. Furono realizzati, ispirandosi alla foggia dei vestiti della meta' del '400, ad iniziativa e con il coordinamento del Comune che li finanzio'. Detto rinnovo fu completato per tutte e diciassette nel 1879. Se nel 1839 si suppone che vi fosse un'unica foggia ripetuta per le 17 Contrade, della comparsa del 1876/1879 abbiamo numerose documentazioni fotografiche ed e' tuttora conservato il corpetto del paggio Maggiore. 1904 - Per i nuovi costumi venne ingaggiato il pittore Antonio Mostardini per il bozzetto. Anche questa comparsa e' documentata da foto e numerose serie di cartoline. 1928 - Il rinnovo avvenne per il Palio del 2 luglio, e i costumi della Giraffa, disegnati da Dino Rofi, sono cosi' descritti da Ezio Felici, nella 11° edizione de Il Palio di Siena, raccolta dei suoi sonetti in vernacolo, edita nel 1929: "Le tonalita' dei due colori e la rara bellezza delle varie stoffe hanno permesso all'artista di conseguire risultati quanto mai suggestivi nelle fogge e acconciature puramente quattrocentesche inspirate all'arte di due grandi squisiti maestri della rinascenza: Matteo di Giovanni e Benozzo Gozzoli. Il Rofi si e' impegnato con ardore nella gara nella quale ha avuto a competitori i piu' esperti artisti senesi ed e' riuscito, pur nelle linee fissate da una tassativa disposizione, a portare una nota di personalita' sia con gli elementi decorativi per le bordure finemente ricamate in oro, sia per la rifinitura in pelle d'ermellino rilega il candore del broccato bianco e argento, quanto nel trarre ottimo partito dallo stemma araldico della Compagnia Militare di S. Pietro a Ovile di Sopra che ha il leone d'oro rampante con gigli (sic) su fondo rosso. Senza perderci in minuziosi particolari sintetizziamo la nostra approvazione di tutta la comparsa asserendo che essa e' una delle meglio riuscite e di maggiore effetto. Di una distinzione veramente aristocratica ci e' apparso il "Figurino Maggiore" della contrada". Queste monture sono tuttora conservate integralmente nel museo della Contrada. 1955 - Per questo rinnovo furono utilizzati i finanziamenti ricevuti dal Monte dei Paschi, tramite il Magistrato delle Contrade, senza gravare sulle casse della Contrada. La qualita' e la bonta' di questi costumi si rivelo' in pieno negli ultimi anni di uso, quando consentirono alla Contrada di presentare una comparsa ancora dignitosa, nonostante l'usura del tempo, con cui ben figurare fino in fondo, fanno tuttora bella mostra nelle teche del museo e qualche volta in occasione di vittoria sono state anche riutilizzate. Inoltre e' con questi costumi che i nostri alfieri e figuranti hanno conquistato la gran parte dei masgalani assegnatici. 1981 - Questi costumi furono inaugurati in occasione del Palio del 2 luglio 1981 ed ebbero un iter di realizzazione che duro' piu' di dieci anni. costumi disegnati dal Prof. Morichelli nella foggia della seconda meta' del XV secolo ispirandosi all'arte veneziana di questo periodo e in particolare al Carpaccio, sono caratterizzati da motivi orientaleggianti soprattutto nei ricami, nei copricapo e nelle armi. per maggiori dettagli rimandiamo alla relazione pubblicata sul BiancoRosso n. 11 del maggio 1981. 2000 - L'inaugurazione venne gia' prevista per un allora eventuale Palio Straordinario. La loro realizzazione e' stata effettuata con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi, con circa duecento milioni di lire a contrada. 2007- L'ultimo rinnovo e' avvenuto in quest'anno, e le monture furono presentate in occasione della Festa Titolare. I tessuti e le linee sartoriali adottate rendono la nuova montura anche piu' confortevole e comoda, con particolare attenzione alla praticita' per alfieri e tamburini.

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LA VIGNA La storia di Vigna inizia da lontano, attraverso lo scorrere di decenni, da quando faceva parte, prima del podere dei Frati Conventuali di Piazza San Francesco, dopo del Seminario Arcivescovile, e dove una famiglia giraffina gestiva il podere a mezzadria, con annesso frantoio attivo fino agli anni '50. Gli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso si susseguono vorticosamente, e fu subito dopo ai due palii che la Giraffa vinse nel 1970 e 1971, che l'Universita' degli Studi di Siena acquisi' dalla Curia Arcivescovile la struttura del Seminario, comprensiva dell'area verde di Vigna. La Vigna fu concessa dall'Universita' degli Studi di Siena alla Giraffa in comodato d'uso gratuito nel lontano 1982, Priore Mario Tanganelli. I lavori di copertura e ristrutturazione della serra, dove la famiglia Vanni coltivava fiori, basilico ed altro, iniziarono nell'estate di quell'anno, e mese dopo mese la struttura venne portata a termine con le caratteristiche che ancor oggi vediamo. Nel 1985, un gruppo di giraffini appassionati di equitazione, propose alla dirigenza di poter portare in Vigna alcuni cavalli da sella. Inizio' cosi' una vera e propria attivita' di maneggio tra le mura medioevali della nostra Siena senza fini di lucro, invidiato da tutta la citta' e frequentato da molti giovani appassionati, tra questi anche alcuni portatori di handicap. Inoltre in Vigna fu ospitato per la sua convalescenza Nicoleo, cavallo del Palio toccatoci in sorte in quel periodo, dopo l'infortunio nella carriera del 1991. Fu il primo caso nella storia del Palio di un cavallo recuperato a seguito di un incidente. Grazie alle cure giraffine Nicoleo rimase nella Vigna in compagnia di due cavalli, tra cui Rustichina, fino a quando il Comune di Siena inauguro' il Caggio, pensionario per cavalli nel Comune di Radicondoli. Questa esperienza, ricordata ancora con nostalgia, con l'andare del tempo perse la sua vitalita' per il venir meno degli appassionati ma l'impegno e' proseguito e si attua tutt'ora nella manutenzione, come il taglio dell'erba, la potatura delle piante, la raccolta delle olive, la produzione dell'olio giraffino ed altro ancora. Ma la Vigna dette l'occasione anche per altri tipi di manifestazione. Come, nell'ormai lontano 1992, quando la Giraffa vi organizzo' una gara di ciclocross in memoria di Luciano Cafarelli, a lungo economo e grande contradaiolo; ma anche altri eventi ludici come il palio dei ciuchi, presi appositamente da un allevamento di Roccastrada.. Nel tempo la Vigna e' stata sempre frequentata dai contradaioli di ogni eta', con pranzi, merende, cene, sia d'inverno che d'estate, partite di calcetto, pallavolo ed altro ancora. Memorabile fu il rinfresco organizzato per la Cena della Vittoria dei Cappotti nel 1997 alla presenza delle autorita' cittadine. Le attivita' in Vigna si susseguono ancora oggi una dopo l'altra, dal Beach Volley, al campeggio dei Piccoli Giraffini, grazie all'apprezzata e gradita collaborazione del 186° Reggimento paracadutisti "Folgore" che con grande efficienza ha piu' volte allestito le proprie tende da campo, per accogliere tutti i bambini, entusiasti di questa esperienza indimenticabile o l'immancabile pranzo del primo di maggio, con le memorabili grigliate, la Festa dell'Olio, con degustazione dell'olio prodotto con le olive raccolte dai volenterosi contradaioli o la rassegna delle Commedie di Contrada, presentate dalla Filodrammatica Giraffina prima e dall'Officina Giraffina oggi. Quest'area e' ormai considerata da tutti i giraffini parte integrante e sostanziale della Contrada, fa parte della nostra storia ed e' il simbolo dell'indissolubile legame tra Contrada e Territorio, tra passato, presente e futuro.

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RASSEGNA DELLA CANZONE SENESE Che il nostro contradaiolo Lello Ginanneschi nel 1996 abbia avuto un'ottima idea e' dimostrato dai fatti: la "Rassegna della canzone senese", da tutti chiamata "I Cori", e' dopo tanti anni ancora viva e nel 2013 ha raggiunto -attualmente con cadenza biennale- la 11° edizione. Il coro e' un elemento sempre presente nella vita di Contrada: dietro al cavallo, nelle varie cene, intorno ad un tavolo con un bicchiere di vino. Le canzoni cantate sono quelle della tradizione della singola Contrada e quelle di Siena piu' in generale, antiche o piu' recenti. L'idea fu quella di invitare in Giraffa le Consorelle ad esibirsi pubblicamente con un coro, senza competizione, per il gusto di stare insieme, di rappresentare la propria Contrada, di ascoltare qualche bella canzone, quasi raccontarsi l'un l'altro attraverso le melodie condivise. Nel suo divenire la manifestazione e' stata tenuta nella Sala delle Vittorie della Imperiale Contrada della Giraffa e negli ultimi anni in Piazza Provenzano -sede, oltre che molto bella, piu' adatta alla attuali dimensioni dell'evento-, senza dimenticare una volta al S. Maria della Scala ed un'altra nella Basilica di Provenzano. La partecipazione e' stata sempre molto nutrita e, se una Contrada manca una volta, difficilmente manca la successiva. Non va dimenticato poi che la riuscita della manifestazione e' dovuta anche all'intenso impegno profuso dalla Societa' della Giraffa e dai Presidenti che si sono via via succeduti, e dalla Contrada tutta. Nel 2005 Laura Dinelli, a quel tempo responsabile del Gruppo Piccoli della Giraffa, penso' di estendere la partecipazione anche ai bambini. Anche questa idea ha raccolto un ampio consenso e siamo oggi alla 5° edizione. I cori dei bambini sono stupendi: anche se l'intonazione non e' sempre perfetta, l'impegno e la compostezza con la quale cantano e' evidente. I bambini, a volte incredibilmente piccoli, si mostrano estremamente fieri di rappresentare la propria Contrada e cio' ripaga ampiamente il notevole sforzo dei Responsabili dei Gruppi Piccoli. Questa manifestazione ha avuto e continua ad avere successo perché rappresenta perfettamente il piu' genuino spirito contradaiolo. Infatti le prove sono una buona occasione per ritrovarsi in Contrada, e' ben presente l'orgoglio di rappresentare il proprio rione ed infine non manca l'attenzione a conservare le tradizioni. Non va scordato l'impegno dei "direttori" dei cori, la cui principale attivita', oltre che musicale, e' anche quella di tenere insieme i coreuti, tanto disattenti ed indisciplinati per le prove, quanto emozionati e preoccupati quando si esibiscono davanti ad una platea cittadina. In diverse Contrade poi il coro ha una struttura stabile e viene utilizzato anche in altre ricorrenze contradaiole. Nell'ultima edizione del 2013 la Banda cittadina ha partecipato attivamente alla manifestazione "presentando" ogni Contrada con un accenno al rispettivo inno. Quest'ultimo esempo dimostra che la manifestazione dei "Cori" e' entrata a far parte non solo del calendario contradaiolo, ma anche delle consolidate manifestazioni cittadine.

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