Imperiale Contrada
della GIRAFFA

Piu' alta la testa, piu' grande la gloria

" Là, là, là, . Che è, che è ? Ecco la schiera della Giraffa: ecco noi. Oh! oh! oh! qui sarà altro che parole! " La descrizione del Gioco delle pugna, contenuta nelle novelle di Gentile Sermini, da cui è tratto il brano in testata, è il primo documento ad oggi conosciuto in cui appaiono nominate le Contrade con il loro nome attuale e fra queste è la Giraffa, unitamente alla Chiocciola. Si ritiene che il gioco in parola si sia svolto intorno all’anno1424.

La Fondazione


8 luglio 1872
Assemblea Generale di Contrada

Ricostruire una storia di 100 anni non è facile, ciò comporterebbe un lungo lavoro di ricerca paziente che impegnerebbe colui che volesse realizzare qualcosa di concreto per almeno un biennio e forse di più. Dovrebbe leggersi verbali, delibere e documenti, che partendo da quella data contribuirebbero a ricostruire il mosaico di una storia fatta di date, di numeri, di statuti ; ma senza dare ad essa quella linfa vitale, quella emotività, quella passione che detta storia necessiterebbe di avere.

Si avrebbe in conclusione un quadro scialbo, una tabella di marcia numerica che nulla ha in comune con le iniziative che lo spirito umano ha saputo creare nel tempo con amore, per un qualche cosa che sta al di sopra dei valori venali che spesso sono la più brutta espressione dell'uomo stesso.

Per raccontare la storia della « Società della Giraffa » sarebbe necessaria la presenza di coloro che nei vari periodi precedenti la nostra generazione la vissero dal vivo. Per questo io mi limiterò a ricostruire i primi anni del nostro sodalizio centrando lo scritto su quel personaggio che a parer mio fu l'ideatore e l'animatore della « Società della Giraffa » (sorta nel lontano 'uglio del 1872) : LUIGI BRUTTINI.

Mettere a fuoco un personaggio che non ha lasciato di sé ne una foto, ne un ritratto descrittivo è impresa difficile, comunque cercherò di immaginare questo nostro antenato con maggiore accostamento possibile.

Luigi Bruttini doveva certamente essere uno sviscerato innamorato della nostra contrada se si pensa che egli figura fin dal 1865 nei verbali di contrada come contradaiolo attivo e che percorse tutta la trafila gerarchica fino a divenire priore (1873) carica che ricoprì per oltre un decennio. Ma riprendiamo il filo del discorso intrapreso e torniamo al giorno tanto importante che iniziò il centenario che stiamo festeggiando.

Fu in un angusto locale posto ai piedi dell'arco di via Baroncelli, (costruito dal popolo della Giraffa nell'anno 1703 per proteggere dalle incurie del tempo l'immagine della « Madonna del Fosso », (pittura su pietra della scuola senese che tutt'oggi si venera nell'oratorio della contrada) che l'8 luglio del 1872 durante una tempestosa adunanza generale di Contrada nacque la nostra attuale Società.

Stipati come in una scatola di sardine nella piccola stanza erano presenti 24 contradaioli fra Seggio e popolo e stavano litigando animatamente per il non avvenuto « imborsamento » della contrada per la giostra del 2 luglio di quell'anno. Aperta l'adunanza il priore Bernardi Giobatta prende la parola per spiegare ai contradaioli il motivo del non avvenuto “ imborsamento " della contrada, discolpando il seggio da ogni responsabilità ed accusando di assenteismo tutti i contradaioli che, pur essendo stati precedentemente invitati a partecipare alle adunanze indette prima del Palio di luglio, (a suo parere) le disertarono. Inoltre - parla sempre il priore - queste sono parole autentiche tratte dal verbale : « Non avendo mezz' per sopperire alle spese necessaria ed al tempo stesso non volendo addossarsi per sé tutta quanta la responsabilità, fummo costretti a rinunciare alla corsa ».

A questo punto le giustificazioni del priore vengono vivacemente interrotte dalla contestazione di alcuni giovani contradaioli e dai più animati che, ne condividono, ne giustificano le osservazioni del Giobatta. La confusione è tale da non permettere di poterne ricavare un chiarimento. Grida concitate e aspre si intrecciano in una babilonia generale. Chissà per quanto tempo si sarebbe protratta questa animata discussione se, ad un bei momento, non fosse intervenuto con decisione autoritaria il contradaiolo Luigi Bruttini che chiesta la parola si adoprò per portare una schiarita nelle acque abbastanza torbide. Scampanellata vivacissima del Capo della contrada che rimbombò nel piccolo locale dai bassi travicelli e arcuati dal tempo.

- La parola a Luigi Bruttini.

- Onorando Priore, componenti il Seggio e amici contradaioli, a cosa serve recriminare o accusarci reciprocamente di ciò che è successo per il Palio del 2 luglio, ormai corso e passato alla storia, il nocciolo della questione è assai più importante e più grave : per la sopravvivenza della contrada occorre trovare una soluzione che tenga uniti i Giraffini durante tutto il ciclo dell'anno contradaiolo e non solamente nei giorni della giostra.

- Non siamo forse sempre presenti ? - E' il Priore che parla. Eppure si è visto ciò che facciamo perché la contrada non scomparisca con le altre consorelle.

- Infatti lo abbiamo constatato in questi ultimi tempi con il mancato imborsamento per il Palio di luglio, « posso dimostrare che la Contrada nel modo attuale non può lungamente vivere, non avendo nè direzione, nè una amministrazione vera e propria (anzi) cammina come si suoi dire col capo nel sacco ". Il cancelliere Coppi ritenendo offensive le parole del Bruttini sente il dovere di interromperlo, e dice che se la contrada non è amministrata saggiamente (e tenuta così alla « carlona ») non è solo colpa del seggio ma anche di tutti i contradaioli. Dice sempre il Coppi non bisogna dimenticare che se le Contrade di Siena vivono è esclusivamente per la volontà di quei pochi senesi che coi loro sacrifici e la loro opera tramandano, senza ricavarne guadagno alcuno, un patrimonio storico e morale, (lasciatoci dalle precedenti generazioni) che è patrimonio di tutta la città, e non solo dei contradaioli.

- Giusto ! ! - Riprende la parola Bruttini - Nessuno di noi si sogna di accusare specificatamente gli attuali dirigenti, è tutto l'insieme che non funziona ed è a questo scopo « che per rimuovere tale inconveniente e per rendere ancora alla Contrada quella vita e quella regolarità necessaria per ben sussistere, è indispensabile che tutti i componenti la Contrada stessa si uniscano in "SOCIETÀ" pagando una data quota la quale possa dare ad essi il diritto di appartenerle, di intervenire alle adunanze e al tempo stesso fornire alla Contrada i mezzi per far fronte a qualunque evenienza ».

A questa dichiarazione del Bruttini fa seguito una concitata discussione, si rimuovono osservazioni. Alcuni fanno notare che non si può di punto in bianco decidere una cosa di cosi vitale importanza per la Contrada. Altri fanno osservare che si potrebbero creare confusioni con i già esistenti « onorandi protettori ». Altri ancora, che gente estranea alla Contrada potrebbe, diventando socio della Società, creare un certo disagio nei giraffini. Alcuni sentenziano esplicitamente che la proposta di Luigi Bruttini è una cosa campata in aria e che nella migliore delle ipotesi la sua fondazione non avrà lunga vita.

Il fumo dei sigari ha invaso la stanza e l'aria si è fatta pesante, l'adunanza si protrae ormai dalle sedici del pomeriggio e sono già le ore venti. Si aprono la finestra e il portoncino che danno in via Baroncelli per dar modo al fumo acre dei toscani di uscire, si accendono alcune candele perché l'aria incomincia ad imbrunire. Non si tralascia, nella paura, di sgocciolare qualche bicchiere di buon vino, una mescita alla buona con bicchiere alla mano e il “ duino » pronto per pagare la consumazione a chi la mesce (primo embrione di un bar contradaiolo). Qualche sposa vista l'ora tarda si è affacciata sull’uscio per chiamare il consorte e viene cacciata via in malo modo dai mariti; che presi dalla importante discussione hanno dimenticato che l'ora di cena e passata da un pezzo. Non tutti sono d'accordo per prolungare l'adunanza, ailicuni propongono di scioglierla e di rimandare il tutto a data da destinarsi.

Ma il solito Bruttini appoggiato dai giovani impone la sua personalità e vuole dae sia presa una decisione.

- Ma seguitando di questo passo ci faremo l'unora dice il vicario don Luigi Fabbrucci, mettetevi anche nella mia posizione di sacerdote.

- Reverendo - insiste Luigi Bruttini - lei è padronissimo di prendere il suo traicche e andarsene, il Priore e gli altri componenti del seggio devono restare insieme al popolo e decidere seduta stante il futuro della Contrada, con la creazione di una « SOCIETÀ' » come prima ho accennato, vuol dire che se la mia proposta non verrà accettata si decideranno in altro modo e in altri momenti i futuri destini della Contrada, ma di qui « un ci se ne va » se prima non si è deciso qualcosa.

Mentre il fumo dei sigari si era rarefatto nel buio della notte, la porta fu richiusa e la finestra riaccostata e, al fioco lume delle candele, riprendeva l'adunanza diretta dal Priore visibilmente stanco per la lunga durata del dibattito e per le alterne discussioni.

- Che il Bruttini presenti le sue proposte dopo di che passeremo alle votazioni.

Luigi Bruttini rendendosi conto che questo è il classico momento per prendere la cosiddetta palla al balzo, non se lo lascia sfuggire e prendendo la parola dica testualmente :

- « Tutti coloro che non essendo protettori, vorranno far parte della Società dovranno soddisfare una tassa perlomeno di centesimi 10 la settimana per concorrere alla spesa di mantenimento dell'Ente morale, di statuti, regolamenti e amministrazioni ne parleremo in un secondo tempo, in questo momento occorre che la Giraffa abbia la " sua Società " e chi sa se fra cent'anni qualcuno non parli di noi ».

Molti furono fra i presenti coloro che dubitarono del successo dell'iniziativa, ma nonostante ciò, (è il verbale di quel giorno che lo conferma, la votazione ebbe unanime consenso) la decisione fu presa. Si legge infatti « mandata a partita tale proposta è stata approvata all'unanimità di voti palesi ».

" A seguito di tale deliberazione - dice ancora il verbale - il Priore invita gli adunati a presentare due individui i quali si prestino con molta attività alla esazione di dette quote. Bruttini Luigi presenta i Sigg. Gabrielli Egisto e Bruttini Natale ; i quali sono accolti all'unanimità dagli adunati. Non avendo altro da trattare l'adunanza è sciolta ».

Era suonata ormai da un pezzo la mezzanotte, quando i giraffini a stomaco vuoto alzarono i bicchieri colmi di vino per brindare al futuro della Contrada... forse fu quella la più lunga adunanza della storia del Nostro Rione. Se si pensa che cento anni or sono le adunanze venivano fatte tutte nelle ore pomeridiane per mancanza di luce elettrica e per abitudini ben diverse dalla nostra epoca.

I 24 giraffini uscirono alla spicciolata sperdendosi per i vicoli bui e dirigendosi, nella notte fonda di quel lontano mese di luglio verso le loro case, stanchi, ma soddisfatti di aver risolto un problema importante per la loro Contrada. Fra tutti certamente il più soddisfatto dovette essere, in cuor suo, Bruttini Luigi, " contestatore ottocentesco », animatore incontrastato di quella lunga seduta. La « Società della Giraffa » era ormai nata in quella lunga notte d'estate, per giungere attraverso innumerevoli disagi e sacrifici, di alcuni " Grandi Giraffini”, fino ai giorni nostri, per dar modo a noi di festeggiare questo Centenario, che non è solo nostro orgoglio, ma è soprattutto merito di coloro che ce ne dettero la possibilità.

TAMBUS


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